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CHI SIAMO

L’organizzazione prende iniziativa dalla missione dell’Ordine dei Camilliani sulle sponde del lago Vittoria nella divisione di Karungu in Kenya. Comprende l’ospedale missionario San Camillo e il Centro per Orfani San Camillo Dala Kiye. L’ospedale missionario San Camillo è stato fondato … Continua a leggere

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18.06.2008

Essere educatori a Karungu: esperienza di cooperazione internazionale della Dott.sa Arianna Rossi Coordinatrice educativa responsabile dei servizi socio-educativi del Comune di Roma

L’Area di Karungu , localizzata nel versante sud- ovest del Kenya, presenta il piu’ alto tasso di persone affette da HIV/AIDS, approsimativamente il 37% con circa 4OOO
orfani.
Il Dala Kiye, centro per bambini soli sieropositivi, nato ad opera dei missionari Cammilliani presso tale area geografica, sorge sulle sponde del Lago Victoria ed offre a
circa 413 bambini orfani privati dei loro affetti e cure familiari, un posto altrernativo alla  strada dove possono crescere, giocare e stare insieme apprendendo inoltre attivita’
professionalizzanti come : il taglio e cucito, attivita’ di giardinaggio,sport,danze e canzoni tradizionali… Scarica il documento completo

Vivere l’esperienza di Karungu

Vivere l’esperienza di Karungu, del Dala Kiye, assume un significato diverso per ciascuno tra coloro che l’hanno  vissuta.

Ed io vorrei rendervi partecipi del mio vissuto, della mia esperienza che è del tutto intima e personale ma nella quale, qualcuno che ha avuto il privilegio di soggiornare in quel luogo e condividere dei momenti con i bambini,  forse potrà riconoscersi in alcuni tratti.

L’Africa in me nasce come ‘sogno’ e sin dalla tenera età ho sempre detto che  avrei voluto diventare missionaria laica in Africa.

Ma si sa che troppo spesso tendiamo ad accantonare i nostri sogni e per comodità ci lasciamo condizionare dalle presunte certezze di una vita che non contempla il coraggio di seguire sino in fondo le proprie profonde aspirazioni. Almeno sinchè non accade qualcosa che ti riporta a credere di nuovo al tuo sogno.

Ed allora ti rendi conto che la realizzazione di un sogno porta in sé la sua eterna non compiutezza: esso si inserisce in un processo che non si esaurisce, ma ti spalanca verso nuove possibilità, obiettivi più ampi e profondi, facendo in modo che il sogno non venga mai portato del tutto a compimento ma si trasformi ogni volta in qualcosa di ulteriore da realizzare.

Più che dei loro sorrisi e della loro straordinaria bellezza, che chiunque vi si è accostato è in grado di percepire, vorrei dirvi di quanto essi possano essere dei grandi mentori, maestri per noi: hanno dentro sè una forza d’animo ed una maturità che per noi qui è inimmaginabile e irraggiungibile. Essi hanno perso i genitori in tenerissima età e, prima di giungere al centro, molti di loro hanno lottato tra la vita e la morte in un letto d’ospedale, sono stati sballottati da un parente all’altro, da una capanna all’altra, da una strada polverosa all’altra. Spesso sono stati trascurati, non hanno ricevuto cure, cibo, attenzioni, medicine, amore…..hanno sofferto nel corpo e nello spirito, hanno la piena consapevolezza di essere sieropositivi…….eppure…. mai ho potuto incontrare bambini cosi’ maturi e consapevoli, con tanta voglia di vivere, bambini ricchi d’amore che ti insegnano ogni giorno una grande lezione di vita.

Karungu, il Dala Kiye è per me luogo ove è possibile ‘porsi al servizio’ degli altri come atteggiamento di fondo, in modo pieno e totale, che permette di vivere un messaggio di fede che trasforma le parole in fatti concreti. Senza la pretesa di esserne fedele interprete ma nell’umile tentativo di essere strumento d’amore che riesce a trasformare la realtà. Trasformando il profondo sentimento d’amore nei loro confronti in azioni e comportamenti che siano volti al loro bene.

L’essere ‘prossimo’ a loro, anche nel significato di prossimità, vicinanza, per riuscire a coglierne gli aspetti meno evidenti, più reconditi.

Imparare a riconoscerli per nome e considerarli entità uniche, distinte, con una propria individualità, non solo come facenti parte del gruppo dei children, esattamente come fanno loro, riconoscendoti subito e chiamandoti con il tuo nome.

Costruire, giorno per giorno, un rapporto fatto di vera fiducia, che è tutt’altro che scontata. Essa deve infatti esser conquistata a piccoli passi perché i bambini si aspettano che tu non gli menta, essi si creano delle aspettative nei tuoi confronti e tu sei chiamato a non deluderle. La sofferenza e le perdite che hanno già ampiamente sperimentato nella loro vita li portano a misurare l’altro, a prendere inizialmente delle distanze per poter verificare se è davvero degno di fiducia, se è veramente attento alle loro esigenze, se mosso da genuino interesse e amore nei loro confronti. E noi gli dobbiamo rispetto.

Ma se le prove vengono superate, si può davvero creare un clima di profondo affetto, di fiducia reciproca, di complicità, di intimità quasi familiare. Ed è grazie a questa intimità che si creano dei riti che consolidano sempre di più i rapporti.

Il sedersi con loro a tavola per la cena diventa allora un momento di profonda intimità e condivisione, dove loro si sentono ascoltati, liberi di esprimere i pareri sulle attività svolte dutante la giornata, di esternare i loro bisogni, a volte di natura molto pratica, dove ci si lascia anche andare a farsi recipricamente degli scherzi, dove molti di loro ti offrono spontaneamente il cibo dal loro piatto o un pezzo del frutto che stanno mangiando.

È un segno di profonda accettazione nei tuoi confronti quando, offrendoti il loro cibo, ti dicono “Karibu, Monica”, sei la benvenuta qui. Riescono a percepirti come una di loro, grazie al fatto che ti sei seduta più volte in mezzo a loro, hai mangiato il loro stesso cibo e lo hai fatto usando le mani, come fanno loro, cercando così di abbattere qualsiasi barriera culturale e questi gesti che tu hai compiuto, questa attenzione che tu hai posto nei loro confronti è compresa e molto apprezzata.

Così accade ogni giorno quando svolgi con loro le attività creative che con cura hai organizzato per mesi da casa, quando si divertono con te a fare lavoretti con la carta, come le maschere, quando ti spiano di nascosto mentre organizzi la caccia al tesoro, che è una delle loro passioni, dopo il calcio.

Ma la maggior intimità la vivi la sera, quando ti chiedono di condividere con loro i momenti più importanti, quando ogni sera alle 7 si siedono attorno al tavolo nelle loro casette ed assumono con grande cura i loro antiretrovirali, quando ti chiedono di passare con loro la serata, leggendo favole, ballando e cantando o facendo altre attività e ti chiedono di sederti in mezzo a loro, per terra, durante la preghiera di gruppo, prima di andare a letto. Loro desiderano condividere con te tutti i momenti della giornata, dalla mattina alla sera e tu ti senti felice ed onorata per questo.

E così anche il rito dell’ultimo giorno, prima della tua partenza per l’italia, assume un significato profondo e intimo.

L’ultima sera la si trascorre tutti insieme a mangiare, poi ci si trova in una delle casette ed insieme si canta, si balla, si leggono favole e poi, uno ad uno li accompagni nelle loro camerette e, con il bacio della buonanotte, dici : ci vediamo presto, torno appena possibile.

Grazie alla fiducia che loro ripongono in te, essi sanno che non è mai un addio, ma solo un arrivederci. Perché hanno imparato che dietro alle tue parole “I will come back as soon as I can” c’è davvero tutto il tuo impegno per tornare da loro il più presto possibile.

Lo sanno, perché ogni giorno glielo dimostri, con la tua presenza accanto a loro anche quando sei lontano, quando ricevono da te le fiabe da leggere la sera, i tuoi messaggi, le tue lettere, dove gli racconti un po’ della vita che si vive in Italia, dove cerchi con impegno le parole giuste perché non si crei una dipendenza tra voi ma solo un grande affetto, che si rinnova ad ogni incontro, ed imparino ad apprezzare quanto ricevono vivendo al Dala Kiye .

La consapevolezza di essere amati anche da chi è lontano riesce ad infondere in loro una grande gioia e serenità. Oltre al ‘miracolo’ della trasformazione fisica, che si può vedere in loro a pochi mesi dall’arrivo al Dala Kiye, in seguito alle cure mediche, agli antiretrovirali che assumono regolarmente, all’alta qualità del cibo con cui possono nutrirsi, all’ambiente sano e protetto, alle attenzioni che ricevono, è la certezza di essere veramente amati che contribuisce al loro benessere.

Anche il momento dei saluti, degli abbracci, delle strette di mano, delle lacrime è condiviso da tutti intimamente e con grande affetto. Loro sanno che anche tu, come loro, stai soffrendo per la partenza, ma sanno che sapranno aspettare il prossimo tuo ritorno, proprio come dovrai fare tu, giorno dopo giorno.

A loro tutto il mio amore, la mia gratitudine ed il mio impegno…… per dare un senso, o meglio, il vero senso.
monica_marinoni_karungu

 

Monica Marinoni

Immergersi negli occhi di un bambino

Ci sono cose che non si possono spiegare. Cose di cui si puo’ parlare per ore e ore e mostrare foto su foto, ma manca sempre qualcosa.

Perche’ ci sono cose per cui le parole non bastano, cose che non si possono immortalare in uno scatto.

Ci sono cose che vanno semplicemente vissute. Immergersi negli occhi di un bambino, per esempio. E trovarci dentro un tesoro immenso, e anche di piu’.

Certo, non tutti i bambini hanno questo sguardo speciale, ma moltissimi di loro si, e tanti sono quelli che vivono a Karungu, villaggio del Kenya sulle sponde del Lago Vittoria. Qui molti bambini sono orfani, chi di uno chi di entrambi i genitori, uomini e donne uccisi dall’Aids, che in questa area del Paese colpisce il 35% della popolazione, secondo le ultime stime. Una percentuale altissima, soprattutto se dietro la fredda precisione dei numeri ci sono delle persone.

I Camilliani presenti a Karungu hanno deciso che non potevano stare a guardare. Il carisma dell’Ordine invita a stare dalla parte dei malati e degli infermi. Ma per stare dalla parte dei bambini non serve una vocazione particolare, basta un po’ di sensibilita’ e di buon cuore.

Il Dala Kiye (Casa per orfani in dholuo, la lingua locale) opera dal 2001 e in questi quattro anni ha coinvolto centinaia di bambini in diversi progetti. Per quanto riguarda il 2005 sono state confermate e consolidate molte realta’ presenti anche in passato: il gruppo Mercy, per esempio, composto da operatori con il patrocinio dei Camilliani e il supporto del CRS (Catholic Relief Service, corrispondente americana della Caritas) si occupa di circa 2.000 orfani e di chi si prende cura di loro. Operano da cinque anni e la scelta di collaborare con loro e’ stato il primo passo dei religiosi italiani nei confronti dei bambini. Primo passo di una maratona che sembra senza fine e che dissemina ottimi risultati lungo il suo percorso. All’interno del Dala Kiye e’ infatti presente un Feeding Center che offre ogni giorno la colazione e il pranzo ai bambini che frequentano l’asilo e la scuola, con un menu’ differenziato per i vegetariani. L’asilo per ora e’ collocato nella veranda del refettorio ed e’ composto da due classi di una ventina di bambini ciascuna. La B.L. Tezza Primary School e’ stata inaugurata a maggio dello scorso anno, mentre risale a febbraio 2005 l’inizio delle lezioni per la prima classe della Secondary. Ma torniamo al Dala Kiye. Il centro infatti non offre solo due pasti al giorno e un’educazione di qualita’ agli orfani di Karungu e dintorni. Insegna loro anche il valore del cibo: l’anno scorso e’ stato realizzato un orto che i ragazzi aiutano a coltivare e che produce ottima frutta e verdura.

Ma i bambini e i ragazzi del centro dispongono anche di una fornitissima biblioteca (4.300 i libri catalogati), imparano a dipingere e a lavorare con le perline colorate, seguono un corso di italiano tenuto dai volontari che si alternano nella missione, sono seguiti da educatori qualificati e con una grande carica umana. E poi c’e’ tanto verde per le attivita’ all’aperto: pallavolo, calcio, arti marziali, corsa, ma anche canti, balli, discussioni.

Continua il programma di educazione all’igiene personale, per cui i bambini  fanno tutti una bella doccia prima di andare a casa la sera, consapevoli dell’importanza di prendersi cura di se’, passando anche per il proprio corpo.

Prosegue per il secondo anno il progetto delle Case famiglia, ognuna delle quali ospita una decina di bambini, seguiti da una mamma o un papa’. Per ora ce ne sono quattro: Nazareth e Sichem si trovano proprio di fronte al Dala Kiye, mentre Behetlem e Madiam sono nel vicino villaggio di Modi.

Negli anni scorsi era stata avviata una campagna nutrizionale a favore della scuola primaria di Kopala, sulle colline di Karungu, una collaborazione che continua e cresce: oltre a fornire un pasto quotidiano a circa 300 bambini, i Camilliani contribuiscono e coordinano la sistemazione dell’edificio e provvedono a fornire il materiale necessario per una valida istruzione. Inoltre sono stati avviati nuovi progetti nelle vicine scuole primarie di Obondi e God Oloo.

L’estate 2005 ha portato con se’ una grossa novita’, un’idea che frullava da un po’ nella testa di padre Emilio, superiore della comunita’ e direttore del progetto Dala Kiye. Il progetto prevede la realizzazione di 6 casette, di cui 2 sono gia’ operative, destinate ad ospitare ciascuna 10 bambini orfani e sieropositivi seguiti da 2 mamme che si alternano ogni quindici giorni. La prima ad essere ultimata e’ stata Tai, che in Kishwahili significa Aquila; seguono Twiga, Simba, Cheeta, Tembo e Kiboko, ovvero Giraffa, Leone, Ghepardo, Elefante e Ippopotamo.

Le casette sono belle, accoglienti e spaziose. Ma mai abbstanza da contenere tutta l’allegria e l’esuberanza dei bambini che ospitano. Bambini incredibili, con un passato tormentato dalla perdita dei genitori, dalla scoperta di essere sieropositivi. Eppure bambini intelligenti e vivaci, con tanta voglia di giocare e di farsi coccolare. Bambini sorridenti e sereni. Bambini che a guardarli dimentichi che sono malati, di una malattia che colpisce senza selezione, a volte senza una spiegazione, un perche’. Loro perche’ non lo chiedono mai. Non lo chiedono quando prendono i farmaci, quando arrivano al centro, quando lasciano i parenti, quando magari cambiano villaggio e scuola e amici, dato che non tutti abitano nei dintorni di Karungu. Perche’ te lo chiedi tu, e non c’e’ una risposta definitiva ed esauriente. Forse solo il Signore lo sa. A noi non e’ dato di capire tutti i suoi progetti. O forse certe cose non vanno spiegate.

Ci sono cose che vanno semplicemente vissute. Immergersi negli occhi di un bambino, per esempio. E trovarci dentro un tesoro immenso e anche di piu’.

By Angela Zanella
Volontaria al Dala Kiye

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