Essere educatori a Karungu

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Esperienza di cooperazione internazionale.

Testimonianza della Dott.sa Arianna Rossi, Coordinatrice educativa responsabile dei servizi socio-educativi del Comune di Roma.

“[…] L’ AIDS, probabilmente la malattia più devastante mai esistita, non risparmia nessun paese. Malgrado gli avvertimenti, le reazioni mondiali sono state lente ed inadeguate. Gli sforzi sono stati ostacolati dal razzismo, dall’omofobia, dalla vergogna, dalla discriminazione di genere e dalla profonda povertà. Se agiamo subito, tuttavia, è ancora possible scongiurare le previsioni apocalittiche. Alcuni paesi hanno dimostrato come l’azione possa fare tutta la differenza.[…]”.

Shereen Usdin : “hiv/aids” Ed. Carocci p.13

L’area di Karungu , localizzata nel versante sud- ovest del Kenya, presenta il piu’ alto tasso di persone affette da HIV/AIDS, approssimativamente il 37% con circa 4OOO orfani.
Il Dala Kiye, centro per bambini soli sieropositivi, nato ad opera dei missionari Camilliani presso tale area geografica, sorge sulle sponde del Lago Victoria ed offre a circa 413 bambini orfani, privati dei loro affetti e cure familiari, un posto alternativo alla  strada dove possono crescere, giocare e stare insieme apprendendo inoltre attivitàcprofessionalizzanti come: il taglio e cucito, attività di giardinaggio, sport, danze e canzoni tradizionali…

E’iniziata una nuova Guerra mondiale, ma ora è contro l’umanità nel suo insieme.
In nome della globalizzazione questa Guerra Moderna uccide e dimentica.
In nome di tutte le guerre mondiali, la posta in gioco è la spartizione del mondo. Questa nuova spartizione è costituita dall’aumento del potere dei potenti e della miseria dei miserabili; esclude le cosiddette minoranze: le popolazioni indigene, i giovani, le donne, i gay, le lesbiche, gli immigrati, gli operai, le persone di colore, i contadini, ma sono loro che di fatto rappresentano la maggioranza che costituisce la classe inferiore mondiale, coloro di cui, agli occhi dei potenti, si può fare a meno.
In realtà, questa nuova spartizione del mondo esclude la maggioranza.

Subcomandante Marcos
Messico 1996

Al Dala Kiye è attivo inoltre un centro nutrizionale che ha lo scopo di provvedere ad una dieta bilanciata per I bimbi. Ogni giorno tutti i minori hanno accesso a due pasti (colazione e pranzo). I bambini che vengono seguiti al Dala Kiye ricevono ,in caso di necessità, assistenza medica al vicino Ospedale St. Camillus costruito dagli stessi missionari Camilliani. All’interno di tale struttura, sono collocate 6 case famiglia per bambini orfani sieropositivi il cui scopo è quello di offrire ad un numero di 24 minori un ambiente familiare.

Il progetto provvede ad una forma alternativa di famiglia in cui I bambini vengono protetti da abusi ed hanno accesso alle cure con antiretrovirali speciali: farmaci che non possono far guarire dall’AIDS ma possono impedire all’HIV di riprodursi all’interno dell’organismo, offrendo al sistema immunitario un opportunità di riprendersi e combatterlo. Anche se questo può quindi ridurre di molto la carica virale, il virus è ingannevole e può mutare riuscendo cosi’ a sopravvivere a tutti i tentativi di annientarlo. Senza gli ARV (antiretrovirali) i bambini come gli adulti , morirebbero di AIDS. Nelle sei case famiglia per minori sieropositivi oltre ai bambini vi è una mamma educatrice che li supporta nel delicato lavoro quotidiano di cura ed igiene nonché di far sì che i bambini provvedano regolarmente ad assumere ognuno i propri farmaci.

Nel centro vi sono anche quattro unità familiari con un massimo di dodici minori, anch’essi con una mamma adottiva per un totale di quarantotto orfani. In entrambe le realtà educative si provvede a garantire ai bambini ospiti:cibo, educazione, assistenza medica e guida psicologica. Attraverso un’adeguata relazione d’aiuto che ogni educatore imposta con i bambini, gli stessi affrontano quotidianamente con serenità e voglia di vivere la malattia che, all’occhio dell’estraneo visitatore sembra non esserci.

In un contesto comunitario di totale apertura ai bisogni dell’altro dove è fondamentale essere autonomi, i minori ormai responsabilizzati collaborano non solo durante la fase dell’apprendimento scolastico ma come accade in un ambiente di mutuo aiuto, si assiste facilmente a dimostrazioni di supporto affettivo tra tutti indipendentemente dall’età di ognuno. L’educatore-regista del processo educativo osservatore attento e responsabile, interviene poco durante la giornata creando inoltre per e con i minori momenti di socializzazione in cui vi siano alla base aspetti tradizionali della cultura d’origine. Amore, rispetto reciproco completano il contenuto di tale realtà laddove non esistono lacrime ma solo sorrisi.

In tale contesto laddove sono presenti ampi spazi verdi, anche il gioco è fondamentalmente libero cosi’ che un po’ di terra, dei bastoncini di legno ed una carriola usata solitamente dagli operai per il trasporto dell’erba, diventano giochi in cui non solo il bambino acquisisce ed affina le proprie capacità pratiche, ma allo stesso tempo fa si che la sua fantasia nonché la sua creatività prendono quasi per magia forma ed iI legami relazionali tra pari e non si stringono in uno spirito di fratellanza reciproco.

Accanto alle case–famiglia, sono state costruite dagli stessi missionari una scuola materna, una scuola primaria ed una superiore nonché un’altra scuola primaria nella zona di Kopala, piccola periferia vicino a Karungu. Le prime tre scuole inaugurate nel Maggio 2004, sono state registrate dal Governo locale come pubbliche ed ospitano 413 bambini orfani mentre l’ultima ne ospita 343 di cui 150 orfani. In tutte le strutture, i padri Camilliani provvedono a garantire ai ragazzi frequentanti il materiale didattico, le divise, l’arredamento degli spazi educativi e salari degli insegnanti nonché un sano programma nutrizionale per tutti.

E’ di rilevante valore per ogni collettività sapere che la scelta così strutturata di questa organizzazione umanitaria di proteggere i diritti umani (alla vita, alla salute, ai diritti sociali ed economici), delle persone sieropositive, crea da parte di ogni individuo maggiore apertura e più incentivi a farsi controllare, consigliare e curare salvaguardando se stessi e gli altri allo stesso tempo. Questo poiché l’AIDS non e’ una cosa che succede solo agli altri pertanto tale considerazione, deve essere il principio di fondo che deve alimentare ogni nostro sforzo sia individuale che collettivo affinché ognuno possa responsabilizzarsi quanto meno nella realizzazione di adeguati programmi di prevenzione in ogni contesto istituzionale socio- sanitario nonché educativo.

“ [….] L’aids e’ la sindrome causata dal virus da immunodeficienza umana (HIV)e, come tutte le malattie, ha una spiegazione biologica. Non è una punizione che discrimina o prende di mira gruppi specifici: chiunque si trovi esposto al rischio e’ vulnerabile, ma esistono fattori come il genere o la povertà, che rendono alcune persone più vulnerabili di altre e creano le condizioni ideali per il diffondersi del virus. […].”

Sheeren Usdin : “hiv/aids” Ed. Carocci p.35

A tale proposito scrive Louis Pasteur: Il microbo e’ nulla, il terreno è tutto.

In considerazione di ciò, per poter evitare ora e nel futuro la morte di milioni di persone sieropositive, è bene che oltre alla partecipazione della società civile e al coinvolgimento degli stessi malati, intervenga un più alto impegno politico che deve necessariamente unirsi ai programmi di prevenzione e cura presenti non solo in Kenya ma in tutti I paesi in cui regnano povertà ed arretratezza socio-culturale ed economica.

Cosi’ come dovranno essere incentivati non solo l’accesso gratuito ai farmaci ma anche i programmi di assistenza domiciliare al fine di dare maggiore spessore agli interventi di prevenzione e cura.

“ […]Se ciò non avvenisse, l’attesa di vita per le persone sieropositive continuerà a diminuire ed i paesi saranno privati dei loro cittadini più produttivi. Ci saranno ancora milioni di orfani con tutte le conseguenze sociali che ne derivano.[…]”

Sheeren Usdin : “hiv/aids” Ed. Carocci p.102

Molti bambini di famiglia contadina, la cui esistenza dipende dall’agricoltura, hanno perso e stanno perdendo i genitori prima di imparare a coltivare i campi o a prendersi cura di se stessi e molto spesso, quando i genitori muoiono, sono le ragazze che di solito provvedono al mantenimento della famiglia.

“[…] L’effetto negativo sull’economia di questi paesi per la perdita di capitale umano sarà accompagnato da un’immensa sofferenza. La povertà aumenterà e il divario che separa ricchi e poveri continuerà ad ampliarsi […]”

Sheeren Usdin : “hiv/aids” Ed. Carocci p.102

Si capisce, quindi, che l’inversione di tendenza dell’epidemia parte ed assume più spessore se vi è una forte volontà politica. Quando questa è presente un paese ce la può fare. Laddove i programmi decentrati di prevenzione e cura nonché l’accesso gratuito ai farmaci arrivano nei villaggi e parlano apertamente di sesso e profilattici, con coraggiose campagne pubblicitarie pubbliche sui mass media e corsi di educazione sessuale nelle scuole. Non c’è dubbio che ci troviamo davanti ad un’ingiustizia morale di elevate proporzioni che ci obbliga tutti a partecipare ed intervenire nel processo di rinnovamento anche e soprattutto culturale. Mobilitazione quindi di risorse e valide guide per tutti al fine di dissolvere anche l’alone di vergogna rispetto all’epidemia che ancora affligge alcuni paesi in via di sviluppo.

Nella realtà del Dala Kye di Karungu, ogni giorno con amorevole cura e pazienza viene coltivato il seme di questa splendida pianta del cambiamento nel rispetto della vita umana e della dignità delle persone che nell’innata inconsapevolezza, aggravata in più da uno stato di povertà ed abbandono, si sono ritrovate a convivere con una malattia che e’ stata definita da molti operatori del settore e uomini politici la peste del XXI secolo. Ecco quindi che appare necessario, ora più che mai ,che gli uomini politici e coloro che ricoprono responsabilità sociali non si chiudano nella ricerca egoistica del benessere e del prestigio nazionale o di gruppo ma abbiano a cuore il progresso e l’ascesa di tutti i popoli.

Ciò che resta da fare è soltanto agire trovando e sviluppando il potenziale di forza insito nelle comunità di base a cui devono essere date necessariamente adeguate risorse infrastrutturali nonché economiche.

Educativo e sanitario in tali contesti devono procedure il loro sviluppo di pari passo affinché la scienza e la tecnica si pongano sempre sulle vie del vero bene per l’umanità.

Karungu: gli occhi dell’Africa.

Si, l’Africa. Una terra magica in cui regnano dignità e rispetto da parte di ogni persona che ogni giorno affronta la vita nell’umiltaà del suo essere uomo o donna nonostante la povertà, la miseria e la malattia.

Un ringraziamento per questa esperienza dall’alto valore pedagogico è da me dovuto non solo a chi mi ha permesso di godere di tanto privilegio Dott.ssa Cinzia Padolecchia (Direttore del Municipio XII), ma anche a chi ha costruito con amorevole cura la struttura educativa in cui ho potuto rimettere in discussione il mio credo professionale rendendolo operativo in questo tipo di diversa realtà. Risulta inoltre doveroso ringraziare da parte mia i gruppi educativi delle scuole d’infanzia comunali dalla scrivente Coordinate: il Piccolo Mandarino e L’Allegro Salice, scuole del XII Municipio, nonchè i genitori dei bambini frequentanti tali strutture per aver contribuito in modo spontaneo alla raccolta farmaci con cui è stato possibile rinforzare quel legame di comunione reciproca che unisce i popoli nonostante le distanze geografiche e le diversità culturali.
Grazie al Sindaco del Comune di Roma On. Walter Veltroni ed al lavoro della Giunta e del Consiglio comunale per aver contribuito mediante l’intervento politico alla creazione di un Ponte per l’Africa.

‘ If we are ever to have real Peace I this world, we will have to begin with Children’

Mahatma Gandhi.

Arianna Rossi – Coordinatore Educativo delle scuole d’infanzia comunali del Comune di Roma.

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